Le risposte del Chirurgo Plastico di Bellezza.it
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sono una giovane donna di 43 anni.
sogno da tempo una mastoplastica addittiva ma ho ancora paura.
i miei dubbi riguardano innanzitutto:
- come i comporteranno le protesi nel tempo?
- ho il seno noduloso: ci sono controindicazioni ad una protesi?
- dopo quanto tempo si può tornare ad uno stato di normalità e fare attività fisica?
- quanto dura una protesi?
Re: mastoplastica addittiva...
Autore: Dr. Massimiliano Brambilla Data: 29/03/2006
cara paola
GUIDA ALL’INTERVENTO: LA MASTOPLASTICA ADDITIVA
Queste pagine, sono la sintesi di quello che oggi ci siamo detti; spero le possano essere utili per pensare alle mie parole ed alle proposte chirurgiche emerse. Potrebbe trovare queste righe eccessivamente prolisse e generiche, talvolta, invece, fin troppo esaustive (mi hanno detto alcuni). Ma preferisco che la scelta di sottoporsi ad un intervento sia frutto della riflessione piuttosto che dell’impulso .Se qualche lato le risultasse ancora oscuro, non esiti a contattarmi direttamente o via mail. Spero che la passione e la professionalità che metto nel mio lavoro, possano essere apprezzate anche in queste righe . Dr.M.B.
Anatomia: la mammella, composta da una parte di ghiandola mammaria ed una preponderante di tessuto adiposo, si adagia sul muscolo pettorale che a sua volta precede il piano costale. I dotti galattofori collegano gli acini ghiandolari al capezzolo consentendo l’allattamento.
Indicazioni:
La mastoplastica additiva è utile nei casi in cui il seno sia naturalmente piccolo oppure sia diminuito di volume in seguito a gravidanza ed allattamento ed ancora qualora esista una congenita od acquisita differenza di volume tra le due mammelle.È inolre indicata quale metodica di trattamento delle modeste ptosi in cui il sollevamento della ghiandola mammaria può essere ottenuto mediante l’aumento del volume mammario.Spesso però la ptosi della mammella è così marcata che può essere indicato l'intervento di mastopessi associato all'inserimento della protesi.
La sola alternativa non chirurgica per aumentare il seno risiede nella gravidanza e nel reggiseno imbottito; non esistono altre metodiche sicure se non l'impianto di una protesi mammaria.
Armonia d’insieme: la proporzione è per me una linea guida. Il volume ideale della mammella e la sua forma devono essere proporzionati al torace e all’altezza. Decideremo insieme il volume mammario definitivo indicativo , il tipo di intervento ed il tipo di protesi.
Le protesi oggi a disposizione sono tante e variano per forma e dimensione. La forma può essere tonda o anatomica, la proiezione a basso, medio o alto profilo; l’involucro esterno è sempre di silicone (liscio o testurizzato) mentre il contenuto può essere di gel di silicone o di altri materiali; la superficie delle protesi può essere liscia o testurizzata. Protesi particolari hanno l’involucro esterno rivestito da poliuretano. Personalmente prediligo le protesi contenenti gel di silicone e non ho completa fiducia dei materiali alternativi oggi commercializzati (che per altro hanno scarso credito presso la maggior parte dei chirurghi) poiché , ad eccezion fatta della soluzione fisiologica, hanno presentato numersi problemi nel corso degli anni e vantano una documentazione scientifica scarna. La scelta della protesi viene fatta dal chirurgo, concordemente con le necessità della paziente, in base alla struttura fisica, l’accettazione psicologica e la via di accesso.
Le protesi e la diagnosi precoce del tumore della mammella: Le protesi non pongono particolari problemi diagnostici. E’ bene tuttavia affidarsi ad un centro competente dotato dei più moderni macchinari. Sotto i 40 anni è indicata la sola ecografia come esame di base, sopra i 40 anni ecografia e mammografia (meglio se digitale).
Esami preoperatori: è indispensabile effettuare prima dell’intervento alcuni esami del sangue, l’elettrocardiogramma e a seconda dell’età una ecografia mammaria o una ecografia ed una mammografia.
L’anestesia: L’intervento può essere effettuato in anestesia locale assistita o generale.L’intervento viene effettuato in strutture attrezzate atte a garantire il massimo dell’assistenza. IL PRIMO CRITERIO DA PERSEGUIRE E’ INFATTI QUELLO DELLA SICUREZZA.
La tecnica La via di accesso per l’inserimento della protesi richiede un’ incisione di qualche cm che può essere collocata nel solco mammario o nella metà inferiore o superiore dell’ areola o nel cavo ascellare.
La cicatrice è in genere poco visibile, sebbene la qualità della stessa sia in gran parte determinata dalla reattività soggettiva.La sede di incisione viene decisa insieme in funzione delle caratteristiche individuali, dei desideri e delle possibilità tecniche.
La protesi può essere posizionata in sede sottoghiandolare o sottomuscolare (totalmente o parzialmente) in funzione delle caratteristiche individuali. Non esiste una visione univoca dei chirurghi plastici circa il posizionamento in una sede o nell’altra. In genere , se la ghiandola mammaria è sufficientemente abbondante da coprire in modo sufficiente l’impianto, la protesi potrà essere collocata sia in sede sottoghiandolare che sottomuscolare. Se la ghiandola è scarsa, allora la posizione sottomuscolare si rivela obbligatoria.
L’intervento dura circa un’ora. Vengono posizionati di norma dei drenaggi aspirativi che vengono rimossi generalmente al momento della dimissione.
Il decorso: è significativamente diverso nel caso della mastoplastica additiva sottoghiandolare e sottomuscolare. Nel primo caso il dolore postoperatorio è scarsissimo ed il recupero funzionale conseguibile nell’arco di qualche giorno; nel secondo il dolore è maggiormente accentuato ma ben governabile con opportuni farmaci antidolorifici ed è raccomandabile astenersi per almeno due settimane da attività che necessitino l’impegno dei mucoli pettorali.
Le protesi e l’allattamemento: se le protesi sono inserite per un accesso al solco mammario o all’ascella l’allattamento rimane inalterato, se la via di accesso è all’areola, generalmente l’allattamento ne risulta ridotto. La sensibilità: generalmente rimane inalterata. Se l’accesso è all’areola, si avrà una temporanea riduzione di sensibilità che solo eccezionalemente risulterà definitiva.
Limiti della chirurgia: purtroppo il bisturi non sempre è una bacchetta magica e talvolta il desiderio non può essere conseguito e le aspettative devono essere ridimensionate. Qualche esempio: una mammella molto piccola difficilmente sarà in grado di ospitare in modo ottimale una protesi molto grande perché gli scarsi tessuti non potranno rivestirla sufficientemente. (es. una mammella di partenza della 1° non potrà diventare una 4° o 5° misura dalla bella forma); una distanza toracica notevole tra le due mammelle in un soggetto magro difficilmente sarà correggibile poiché centralmente scarseggiano i tessuti di copertura; mammelle che presentano un complesso areola capezzolo divergente (che guarda all’esterno) a seguito dell’intervento tenderanno ad esacerbare questa tendenza se non corrette da una escissione cutanea periareolare; sebbene la mastoplastica additiva permetta la soddisfacente risalita dell’areola di una mammella lievemente ptosica, mammelle eccessivamente cadenti potranno beneficiarne solo parzialmente e si renderà necessario il ricorso alla mastopessi. Vi sono poi condizi0ni “ intermedie” di ptosi (tra il lieve ed il medio grado) che non hanno inidicazione univoca e certa. In questi casi il solo ricorso alla sola mastoplastica additiva impone l’inserimento di protesi mammarie abbastanza voluminose , talvolta a discapito della bellezza ideale di forma ma a vantaggio degli esiti cicatriziali che rimangono minimi; il ricorso alla mastopessi consente invece di conseguire migliori risultati di forma e volume con maggiori esiti cicatriziali.
Quanto durano le protesi? è una domanda a cui nessuno sa rispondere in modo preciso. Le protesi prodotte oggi sono molto resistenti e verosimilmente il manufatto è in grado di resistere inalterato nell’organismo per decenni. Va però considerato che i tessuti sviluppano sempre intorno alla protesi un normale reazione fibrotica denominata capsula fibrosa, una struttura da immaginarsi come un sottile foglietto che arriva a rivestire uniformemente tutta la protesi.In alcuni casi , ( la reazione individuale gioca un ruolo fondamentale) la capsula fibrosa stringe così forte la protesi da determinare la condizione definita di “contrazione capsulare” che può portare ad alterazione della forma della protesi e rendere necessario il reintervento anche se la protesi è rimasta integra. Ricordiamoci però che le protesi prodotte oggi tendono sempre meno a determinare questo fenomeno. In sintesi: aspettatevi di dover un giorno cambiare la protesi ma, se mai fosse necessario , se nessun fattore di reazione soggettiva abnorme intervenisse prima, potrebbe essere tra molto tempo.
I rischi: mai fidarsi di un chirurgo che ometta di parlarne!La mastoplastica additiva è un intervento chirurgico e come tale va affrontato. Le complicanze, sebbene rare, sono sempre possibili. Quelle immediate contemplano anche le gravi ma rarissime complicanze anestesiologiche. Se l'intervento è effettuato da persone competenti operanti in una struttura di ricovero idonea, i potenziali rischi sono però ridottissimi e quindi ben affrontabili.Le possibili sebbene rare complicanze immediate sono date da ematomi, infezioni, sieromi, malposizionamenti che possono anche richiedere il reintervento.Le complicanze a lungo termine sono date fondamentalemente dalla comparsa di contrazione capsulare mentre il normale processo di invecchiamento delle protesi, non è associabile a complicanza.
Spero che queste righe le siano state utili per ripensare a quanto ci siamo detti. Se avesse ancora qualche dubbio, non esiti a contattarmi per telefono oppure via e-mail. dr.mfb
A presto
Dr.Massimiliano F.Brambilla
Specialista in Chirurgia plastica Ricostruttiva ed Estetica
Laserchirurgia
Consulente Tecnico del Tribunale di Milano
Milano