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Allergie e intolleranze

...e se fosse intolleranza alimentare?
Bisogna ammetterlo, fino a pochi anni fa le manifestazioni sintomatologiche legate alle intolleranze alimentari erano scarsamente comprese e spesso i pazienti che ne soffrivano non riuscivano a trovare esperti che li aiutassero nel processo di guarigione. Oggi, grazie ad un puntuale e capillare sistema di informazione che ha coinvolto anche l'intero sistema medico, la situazione può dirsi radicalmente mutata.
La stragrande maggioranza delle persone è in grado di comprendere finalmente che alcune tra le più comuni reazioni generali dell'organismo potrebbero essere dovute all'ingestione di particolari alimenti. Anche se non ne comprendono i meccanismi biochimici, infatti, i pazienti sanno esattamente cosa significhi intolleranza alimentare.

La classe medica stessa dicevamo, pur con qualche iniziale reticenza (le intolleranze sembrano "fatte apposta" per mettere in crisi le certezze acquisite in campo allergologico), ha approfondito in questi anni la conoscenza delle reazioni agli alimenti fornendo alla comunità scientifica una grande messe di informazioni.
Disturbi tra i più comuni come stanchezza, gonfiori, mal di testa, sfoghi sulla pelle, tosse, rinite, asma trovano così una risposta puntuale ed una strategia terapeutica vincente.


L'intolleranza non è un'allergia
La maggioranza lo sa: intolleranze alimentari ed allergie alimentari sono due cose diverse anche se talvolta i sintomi che ne derivano porterebbero a far supporre il contrario.
Per meglio caratterizzare queste reazioni immunitarie è utile ,dunque, sottolinearne i principali caratteri distintivi ed approfondire il discorso biochimico.
Le allergie sono dei fenomeni immediati, che compaiono nel giro di qualche minuto o al massimo di qualche ora dall'ingestione del cibo "incriminato", mentre le intolleranze, che dipendono da un progressivo accumulo di sostanze infiammatorie nell'organismo, avranno un tempo di scatenamento più lungo. Questo accumulo avviene giorno dopo giorno ed è dipendente anche dalla quantità di cibo consumato. Non si tratta in sostanza di un discorso esclusivamente qualitativo quale quello delle allergie.

Un soggetto intollerante ai lieviti che ipoteticamente consumi a colazione fette biscottate (le fette biscottate sono prodotti lievitati perché entrano in un forno) pur evitando qualsiasi altro cibo fermentato, arriverà comunque a saturare il proprio livello di soglia. A quel punto compariranno i sintomi.
Per le intolleranze alimentari esiste, infatti, un livello di soglia (di "sopportazione" viene spontaneo dire) che è di fondamentale importanza per comprenderne i meccanismi di comparsa e di risoluzione. La medicina naturale ci ricorda come ogni individuo sia fatto per adattarsi al mondo fenomenico che lo circonda e questo accade, nel fisiologico, se gli stimoli esterni rimangono all'interno di quel range di tollerabilità che ciascuno di noi possiede. Così per il mondo alimentare: chi mangia quotidianamente, magari inconsapevolmente, cibi avversi non fa altro che "surriscaldare" il proprio organismo portandolo a lambire il proprio personalissimo livello di guardia da non superare.

Si può così facilmente comprendere il perché di alcuni luoghi comuni legati all'alimentazione che sottolineano come piccoli stimoli irritativi siano in grado di innescare violente reazioni sintomatologiche.
La classica goccia che fa traboccare un vaso già colmo, però, fino all'orlo.

Per le allergie tutto questo non accade perché si tratta di reazioni mediate da immunoglobuline di classe E. Particolari proteine, cioè, dotate di attività anticorpale che agiscono immediatamente in presenza di una sostanza "nemica" e fanno rilasciare una serie di mediatori chimichi che innescano reazioni infiammatorie. In parole povere è quello che succede al soggetto allergico alle fragole che si ritrova coperto fino ai piedi di orticaria dopo averne assaggiato anche solo un pezzettino su di una torta gelato.

Nelle intolleranze, lo abbiamo già sottolineato, la reazione non è altrettanto immediata e così direttamente connessa alla sua causa.
Quello che ci è dato conoscere con certezza è il fatto che ad un certo punto e per le più diverse cause si interrompe bruscamente l'intima e complessa relazione tra organismo e determinate sostanze che compongono la realtà immunologica oltre che nutrizionale degli alimenti.
Il problema può essere legato al consumo protratto e generalizzato di determinati cibi, ai processi di raffinazione e di conservazione che gli stessi subiscono (da qui il crescente numero di intolleranti a particolari additivi alimentari) o alle capacità di difesa del nostro sistema immunitario che non sono infinite. Il contatto tra l'alimento incriminato e le mucose dell'apparato digerente richiama infatti alla superficie intestinale anche una serie di cellule immunitarie di difesa che non possono impegnarsi in altri fronti. Per questa ragione in particolari momenti di stress emotivo, nei quali le nostre barriere difensive si allentano, siamo maggiormente esposti al "pericolo intolleranza alimentare"
Per arricchire il quadro, non certo completarlo, si è scoperto che i complessi immunitari, dotati di specifiche potenzialità enzimatiche, possono scatenare reazioni a distanza contro quegli apparati con i quali il sistema immunitario è a contatto. Vale a dire il sistema endocrino ed il sistema neuromuscolare che con quello digerente poco o nulla hanno da spartire.
Il quadro delle possibili manifestazioni sintomatologiche legate alla presenza di intolleranze alimentari, più che mai ricco polimorfo, diviene più comprensibile. Tutte patologie connesse saranno le classiche malattie del sistema immunitario acute (rinite vasomotoria) o forme croniche di difficile eziologia (dermatite, eczema, psoriasi, dermatosi seborroica, faringite cronica, sinusiti ricorrenti, poliposi nasali, asma, disturbi da malassorbimento, meteorismo intestinale fino ad alcune malattie infiammatorie intestinali).


Per un'alimentazione più tollerante
Subdole ma molto più diffuse delle allergie (si calcola che su 100 casi con manifestazioni analoghe solamente 20 siano attribuibili a vere e proprie reazioni allergiche) le intolleranze alimentari sono da sempre di non semplice individuazione.
Negli ultimi anni si è però verificata una sostanziale inversione di rotta nel loro approccio. Se prima molti medici, anche quelli consapevoli del problema, imponevano ai propri pazienti di eliminare dall'alimentazione i cibi intolleranti per un certo arco di tempo (che solitamente era nell'ordine di qualche mese) e, non di rado di eliminarli alla stregua di sostanze allergizzanti, oggi si sa con assoluta certezza che questo atteggiamento può rivelarsi controproducente. Una persona che elimina per lungo tempo un prodotto dalla propria alimentazione, i lieviti dell'esempio precedente, si ritrova in uno stato di sensibilizzazione tale per cui anche l'ingestione di piccole dosi sarebbero in grado di scatenare reazioni anafilattiche importanti.
La chiave di lettura ottimale consiste dunque nell'assunzione controllata degli alimenti incriminati inizialmente una volta ogni quattro giorni. Questo criterio alimentare prende il nome di dieta di rotazione.
Con il passare del tempo, poi, e sotto stretta vigilanza del medico è possibile accorciare lo intervallo di tempo. Nel giro di un anno sarà sufficiente privarsi del cibo al quale si è intolleranti un solo giorno alla settimana. E non sarà più dieta…
Esiste inoltre la possibilità di interventi mirati alla diminuzione dei livelli di reattività, da affiancare alla dieta di rotazione, basati sulla somministrazione giornaliera di dosi infinitesimali degli alimenti nocivi. È questo un procedimento analogo all'assunzione di un vaccino che aiuti a recuperare la tolleranza perduta.


Un facile test diagnostico
L'intolleranza alimentare non è un disturbo facile da scoprire anche in ragione del fatto che la maggior parte delle persone sviluppa e manifesta delle problematiche che difficilmente ad una prima analisi le vengono associate. Per scoprire se si è intolleranti si possono fare diversi tipi di esame. Tra questi un metodo semplice ed affidabile è quello del test Dria, una procedura naturale ed indolore basata sulla risposta muscolare alla somministrazione di alimenti.
Il test si effettua ponendo a contatto della mucosa sublinguale una sequenza di piccole dosi di alimenti opportunamente diluiti in acqua distillata. Il medico stimola il muscolo quadricipite femorale del paziente mentre un computer ne registra la forza. La diminuzione della forza muscolare in riflesso alla sostanza somministrata decreterà la presenza di una intolleranza alimentare.
Anche in campo della medicina naturale, quindi, la tecnologia al servizio della salute.

A cura del Dr. Alessio Gessati
 






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