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Cos’è un attacco di panico?

Cosa s’intende per dipendenza affettiva?
Formicolio diffuso, gambe e braccia rigide, respiro affannoso, dolori al petto, capogiri, nausea, sudorazione, senso di soffocamento e perdita della sensibilità al tatto. Questi, con aggiunta di terrore e sensazione di morte imminente, sono i sintomi che solo chi soffre di attacchi di panico sa quanto possano essere angoscianti.
Chi ne soffre frequentemente sviluppa un’“ansia anticipatoria”, continua a pensare a quando e come verrà il prossimo attacco, al punto da ridurre la propria vita di relazione nel timore che l’attacco lo colga lontano da casa o dall’ospedale.

Il DAP (Disturbo da Attacco di Panico), spesso affrontato sbrigativamente per il semplice fatto che non comporta danni organici, è ugualmente invalidante ed è in grado di provocare addirittura sensazione di colpa e vergogna in chi ne soffre. È un importante campanello d’allarme che va ascoltato con attenzione: rivela, attraverso il corpo, una profonda sofferenza interiore, spesso non riconosciuta. È come se la mente dicesse: “Hai così paura a guardare i tuoi problemi che preferisci fare lo struzzo? Non vuoi proprio affrontare i tuoi conflitti e risolverli? Bene, adesso ci penso io”. Nella nostra cultura, infatti, è più facile prendere in considerazione i problemi del corpo che quelli della psiche.

Come agire in caso di attacco di panico?
Come primo intervento è assolutamente necessario ricorrere a farmaci ansiolitici specifici da continuare anche nelle settimane successive; efficaci sul medio e lungo termine, invece, alcuni inibitori della ricaptazione della serotonina (SSRI) perchè permettono la remissione dei sintomi e prevengono la loro comparsa.
Riguardando, però, esclusivamente un ambito dove i farmaci non possono più di tanto, quali l’organizzazione delle emozioni, la fiducia in se stessi, la vita di relazione, la coerenza tra ciò che si è e ciò che si fa, questi farmaci non sono in grado di agire sulle cause.

Quali sono le più frequenti cause di DAP?
Sicuramente un conflitto con la propria “immagine interna”, amplificato da fattori ambientali e da dinamiche familiari o lavorative destabilizzanti. Spesso s’innesta su una vulnerabilità neurofisiologica predisponente e nasce come risposta a situazioni in cui la perdita dei punti di riferimento è così drammatica da rendere inadeguate le normali risorse di personalità e da far percepire una sorta di frammentazione di sé (lutto, trasloco, separazione).
La psicoterapia ha lo scopo di ristrutturare i normali sistemi difensivi intrapsichici, riequilibrando emozioni e pensieri, paure e progetti, fiducia e tolleranza alle frustrazioni, consapevolezza di sé ed esame di realtà.
Non è sicuramente un percorso facile ma se si decide di intraprendere una ricerca nelle proprie parti nascoste, allora un sintomo intollerabile, quale è l’attacco di panico, può trasformarsi in una grande opportunità di cambiamento.

A cura della Dott.ssa Adelaide Baldo
Medico Psicoterapeuta

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